Il contratto del wedding planner è “superiore” al contratto del fotografo.

Ve lo preannuncio, sto per lanciare una bomba e sono certa, a qualche esponente della categoria dei fotografi e video maker non piacerà al 100% ciò che sto per scrivere.

Sapete qual è l’argomento collegato alla diatriba più frequente che ho dovuto seguire in consulenza legale da un anno a questa parte?

Lo svelo subito: fotografo e video maker degli sposi VS staff video e foto del wedding planner

Perchè rappresenta un motivo di scontro? La risposta è immediata: non vi siete ancora capacitati di una cosa molto semplice all’apparenza, la necessità di buttare giù accordi scritti laddove la giurisprudenza tace.

Non è un mistero che il mondo del wedding abbia una grossa falla legale, molte figure non hanno nemmeno un riconoscimento legale e manca una norma che ovviamente disciplini tutte le fattispecie. Ma come sopperiamo a questa lacuna?

Ce lo ha insegnato il Covid ma è palese  (per mia fortuna ndr) che ancora non sia chiaro a tutti.

Ma andiamo per ordine. Un giorno una coppia di futuri sposi decide di affiancarsi ad un wedding planner, tale figura a volte mitologica (non è ancora chiaro ai più cosa faccia) inizia ad avere con gli sposi un rapporto costante e continuo. A volte viene ingaggiata anche due anni prima (post Covid i rapporti con gli sposi sono durati anche più di due anni).

Quantità industriali di sms, e mail, incontri su incontri, call a distanza. Per il wedding planner gli sposi giacciono sullo stato di famiglia. Il rapporto vi assicuro è continuo e totalmente assorbente sino al giorno del matrimonio ma a volte anche post.

Il matrimonio che vedete alla fine è il risultato di una progettualità lunga e complessa. Il wedding planner che si rispetti può essere considerato alla stregua di un brand ed è sotto il suo brand che l’evento si snoda.

Cosa è previsto nei contratti dei miei wedding planner in merito alla questione della gestione delle immagini?

In primis i miei WP gestiscono la questione delle liberatorie e vi svelo un segreto cari fornitori, quando sapete per certo che c’è un’agenzia o un planner tutte le vostre liberatorie devono allinearsi a queste. “Perchè?” chiedono a gran voce i fotografi. Perchè (tranne in casi limite ed eccezionali) il wedding planner conosce nei minimi dettagli i desideri degli sposi e, come ho scritto sopra, discutono anche di questo aspetto. Se gli sposi decidono di non voler autorizzare la pubblicazione, nessuno potrà farlo. In secondo luogo informano gli sposi, in una clausola apposita, che saranno presenti in evento video maker e fotografo che seguiranno lo staff a lavoro.

Cosa sta accadendo da qualche anno? La figura del planner sta crescendo e sta affinando una serie di aspetti.

C’è la necessità, dettata dall’esigenza di una comunicazione efficace, di mostrare ai papabili clienti il lavoro che si cela dietro le quinte di un evento e non solo. Il fotografo ed il video maker che seguono gli sposi sono chiamati ad un compito che è difficile conciliare con il racconto dell’evento dal punto di vista del planner. E’ impossibile, a meno che non abbia una squadra tale da destinare, in accordo col planner, degli elementi al lavoro dello staff.

Dove nasce il problema? Anzi i problemi? Nascono con riguardo a due aspetti: la sovrapposizione durante l’evento e la pubblicazione post o durante l’evento.

Ho notato da un pò di tempo che alcuni fotografi stanno inserendo nei contratti con gli sposi delle clasuole (spesso home made) in cui sarebbe prevista una sorta di esclusiva. Che problemi ha questa clausola? Direi qualcuno se non viene formulata da un legale esperto. Primo problema non è mai previsto l’effetto, cosa accade se l’esclusiva viene violata? Non si sa. Secondo problema, siete davvero convinti di avere il diritto di limitare al planner che ha creato l’evento la possibilità di procacciarsi materiale da pubblicare? Limitando il suo diritto di pubblicizzarsi?

Ora, mi è capitato di recente in una diatriba fresca fresca di sentir dire da un planner, che si rivolgeva al fotografo, “il mio contratto è superiore”. Vi sono sincera, mi sono illusa si riferisse al fatto della qualità del contratto (l’ho redatto io ndr) e invece no, il motivo che mi ha spiegato è assolutamente condivisibile: il contratto del planner assorbe tutti gli altri contratti ed il motivo è semplice. Il wedding planner propone, dirige, coordina e coadiuva tutti i fornitori per portare a casa il miglior risultato possibile.

Come si risolve questo problema? La soluzione è molto semplice ma prevede buonsenso ed intelligenza. Ciò che propongo sempre ai miei planner è questo: 1. accordi scritti in merito alla pubblicazione; 2. riunione (in location se essa non è conosciuta) dello staff tecnico foto/video al fine di suddividere le zone di lavoro. Riunione che deve terminare con un verbale in cui sarà specificato TUTTO quanto detto durante il briefing.

So che può sembrare un post contro i fotografi ma i miei fotografi del cuore sanno quanto io tuteli e ami anche loro ed è per questo che chiudo dicendo che gli sposi sono gli unici protagonisti di quel giorno e nessun fornitore deve permettersi di fare la “prima donna” ma una cosa resta sacrosanta, la prima linea deve essere sempre appannaggio del fotografo e del video maker dei clienti.

I miei clienti wedding planner però hanno gli staff tecnici briffati e capaci anche di fare gli Spiderman della situazione dalla seconda linea vero?

 

Liberatorie fotografice e diritto d’autore

Utilizzare le foto a seguito di un evento è fondamentale per gli operatori del settore e mai argomento con l’avvento dei social è diventato più battuto.

E’ stato un mese davvero intenso, l’argomento ha suscitato tantissimo interesse da parte degli operatori del settore e a seguito della diretta del 16 gennaio ecco in arrivo un piccolo pro memoria che raccoglie gli spunti più interessanti che sono emersi chiacchierando con Alessandro Vercellotti, l’avvocato del digitale.

Una delle prime domande è stata quella legata ad una credenza con cui mi scontro di frequente. In tanti sono convinti che una volta ottenuta la liberatoria dagli sposi siano autorizzati a pubblicare qualsiasi foto. La confusione deriva da una lettura disattenta della normativa che distingue tra evento pubblico ed evento privato. Quando scelgo di partecipare ad un evento pubblico sono cosciente del fatto che potrei essere fotografato e pubblicato. Quando invece partecipo ad un evento privato il discorso cambia notevolmente: ho il diritto di non essere pubblicato. Ne deriva che ogni qualvolta ci troviamo al cospetto di una foto bellissima di un evento in cui sia riconoscibile un soggetto prima di procedere alla pubblicazione è d’obbligo chiedere l’autorizzazione.

Un altro aspetto che è venuto a galla è scaturito da una domanda molto interessante posta da una wedding planner: gli sposi che mi avevano sottoscritto la liberatoria hanno deciso il giorno stesso del matrimonio di revocarla, cosa faccio?

Il comportamento di questi sposi risulta assolutamente opinabile ma la legge è dalla loro parte, il consenso può essere revocato in qualsiasi momento purtroppo.

L’avvento dei social, come ben sappiamo, ha un po’ complicato la questione della privacy ma in questo caso adottando delle piccole accortezze è possibile bypassare il diniego espresso ma vediamo come.

Il cliente ha rilasciato la liberatoria al fotografo ma non alla wedding planner, io wedding planner posso condividere un post su Facebook o su Instagram scritto dal fotografo in cui mi tagga? Partendo dal presupposto che accedendo alle piattaforme noi tutti abbiamo dato il consenso e a condizione che il contenuto resti all’interno del social la wedding planner in questione può condividere il post contenente la foto.

Un’ultima questione molto hot è quella dei credits: va sempre menzionato il fotografo quando si condividono le sue foto?

Diritto d’autore, diritto allo sfruttamento ed utilizzo per scopi commerciali delle foto sono solo alcune delle norme con cui ci si scontra quando parliamo di questo argomento.

Visto che ci troviamo spesso al cospetto, da una parte, di una legge assolutamente obsoleta (quella del diritto d’autore ndr) e dall’altra parte di diverse interpretazioni in contrasto qual è il modo migliore per dirimere la questione?

Inserire nel contratto o redigere un accordo ad hoc in cui siano disciplinati tutti i dettagli relativi all’utilizzo delle foto.

 

Il contratto ed il wedding planner

Il contratto, croce e delizia dei Professionisti e lo possiamo dire ad alta voce.

Come amo ricordare spesso, l’ho più volte ribadito nel mio libro, il Covid ci ha suonato uno schiaffone in pieno viso, mettendo a nudo una grande verità: il settore del wedding navigava spesso a vista, tra strette di mano ed accordi verbali spesso non rispettati.

In Italia il wedding planner può scegliere di lavorare in due modi, in consulenza o in veste di agenzia. La maggior parte dei professionisti, soprattutto in fase di avvio, lavorano in consulenza. La differenza è sostanziale per una serie di fattori, in primis l’inquadramento dell’assetto del regime fiscale ma la materia non è decisamente la mia. Un primo consiglio però scatta immediatamente, affidatevi ad un Commercialista bravo oltre che ad un avvocato che possa occuparsi del corredo legale.

La professione del wedding planner, come è notorio, in Italia non è ancora riconosciuta ed è per questo che sono assolutamente convinta che il contratto rappresenti a pieno titolo un modo efficace per definire esattamente di cosa si occupi il Professionista.

Ma analizziamo nello specifico 3 aspetti che devono essere assolutamente tradotti (da un legale, se specializzato meglio) in clausole.

  1. Nel preventivo andrebbe anticipato un elenco sommario delle competenze del professionista, nel contratto poi sarà importante e fondamentale dettagliare tutte le attività collegandole all’avanzamento dei lavori. Questo vi permetterà di far comprendere al Cliente cosa farete e quando.
  2. Dedicate una clausola all’esclusione di responsabilità. Soprattutto se lavorate in consulenza indicate esattamente i campi in cui non potete essere ritenuti responsabili, uno su tutti: bisogna specificare che, nonostante siate voi a indicare i fornitori, il cliente dovrà sottoscrivere con loro autonomi rapporti contrattuali le cui obbligazioni non potranno in nessun caso ricadere sul wedding planner. Il discorso cambia se si lavora in Agenzia, in questo caso il Professionista stipula con i fornitori i vari contratti ed in questa ultima ipotesi saranno altre le responsabilità che non faranno capo a voi.
  3. Ultimo aspetto che voglio indicarvi riguarda la personalizzazione del contratto. “Dai collega ti do il mio, non spendere dei soldi”. Ho scoperto che vi scambiate contratti come se fossero l’ultima dieta miracolosa. Ho scelto di farvi questo esempio perché combacia perfettamente: il contratto come la dieta devono essere cuciti addosso al soggetto che li riceve. Una delle frasi più utilizzate dai wedding planner è “tailor made”. Siete ambasciatori nel mondo del matrimonio personalizzato ma quando si parla di contratti preferite utilizzarne uno a caso.

Abbiamo analizzato solo 3 punti perché ho in serbo una sorpresa per voi, discuteremo degli altri aspetti a Roma il 7 dicembre durante un evento meraviglioso.

Presenterò il mio libro ma non solo, avrò con me delle relatrici pazzesche ed una Guest Star del mondo del wedding.

Insieme metteremo i punti sulle “i” e ci confronteremo in un talk da cui emergerà l’identikit della perfetta wedding planner.

Correte a prenotare il vostro posto all’evento  “About wedding planner” e a scoprire le super relatrici, vi lascio il link qui

https://www.eventbrite.com/e/biglietti-about-wedding-planner-463525145187

Wedding: rincari e rimedi

Ci risiamo! Terminato lo stato di emergenza targato Covid-19 si abbatte sul settore del wedding e dei grandi eventi un’altra scure: l’aumento delle materie prime causato dal conflitto in Ucraina.

Un elemento comune ai due eventi e da cui scaturiscono tutti i problemi è rappresentato dall’assenza sistematica, per alcuni fornitori, di un contratto scritto con i dovuti crismi.

Ma davvero alle soglie del 2023 dobbiamo ancora diffondere lo slogan: “Una stretta di mano non serve più a nulla!”?!

Ebbene si! Dobbiamo!

Il dato di fatto è che siamo al cospetto di rincari delle materie prime e su questo non ci piove. Se pensiamo all’aumento che ha subito il prezzo dell’acciaio, ad esempio, ben il 150% è facile pensare che si prevedono all’orizzonte tempi duri.

Un altro aspetto riguarda la difficoltà di reperimento di materie prime e di conseguenza abbiamo un aumento del costo di approvvigionamento, questi due elementi comportano quindi maggiore impatto nei rapporti contrattuali in corso fra clienti e fornitori e spesso l’esecuzione delle forniture diventa eccessivamente onerosa.

Cosa accade quindi quando la prestazione diventa eccessivamente onerosa?

Ormai avete imparato a conoscermi, cerco sempre di semplificare questi concetti a volte astrusi di diritto per renderli, non dico godibili, ma almeno prontamente digeribili da stomaci che non sono abituati a confrontarsi con essi.

Ergo quello che segue non sarà un trattato di diritto.

Per tutti i contratti è possibile applicare l’istituto della risoluzione contrattuale per eccessiva onerosità sopravvenuta nei contratti a prestazioni corrispettive, disciplinato dall’art. 1467 C.C. Questa disposizione prevede che, quando la prestazione è diventata eccessivamente onerosa per il verificarsi di avvenimenti straordinari e imprevedibili, la parte che deve eseguirla può domandare la risoluzione del contratto. L’altra parte può evitare la risoluzione, offrendo di modificare equamente le condizioni del contratto.

Questo vuol dire che di fronte a questa ipotesi gli sposi (i clienti ndr) possono decidere di avvalersi di tale istituto. Attenzione però non si tratta di una azione automatica: il cliente dovrà adire l’autorità giudiziaria per richiedere la risoluzione del rapporto contrattuale, a condizione che dia prova della sussistenza dei presupposti stabiliti dallo stesso articolo 1467.

La legge italiana però prevede un altro rimedio legale oltre alla onerosità sopravvenuta ed è l’articolo 1375 cod. civ. che regola la buona fede nella esecuzione del contratto.

Una buona parte della dottrina sostiene che ci sia a carico delle parti che hanno sottoscritto un contratto l’obbligo di rinegoziazione. Obbligo che discende dal dovere di buona fede nell’esecuzione del contratto.

Sedersi a tavolino e trovare una soluzione per ridimensionare i progetti è il consiglio che mi sento di dare a tutti, a prescindere dalla presenza o meno di un contratto firmato.

E’ chiaro che la condizione migliore è sempre quella in cui tra le parti esiste un accordo siglato, in cui siano dettagliate più condizioni possibili.

Ma quali clausole deve contenere un contratto per far fronte a questo tipo di situazioni?

Una clausola di revisione prezzi che preveda, ad esempio, un adeguamento del prezzo dei prodotti al ricorrere di un dato incremento del costo del prodotto (pensiamo ai flower designer e l’aumento del prezzo dei fiori). Per dovere di trasparenza e correttezza una volta appurato l’aumento il fornitore contatterà i clienti e, con prove alla mano, dimostrerà l’aumento.

Un’altra clausola che può essere inserita è quella di hardship.
Questo tipo di clausole nascono nella prassi del commercio internazionale e prevedono rimedi azionabili dalle parti nel caso in cui la prestazione di una di esse, pur potendo essere eseguita, divenga eccessivamente onerosa a causa del sopraggiungere di eventi eccezionali e imprevedibili.

Nelle clausole di hardship le parti possono preventivamente concordare i rimedi da attuare nel caso in cui la prestazione divenga eccessivamente onerosa. I rimedi possono essere:

  1. la risoluzione del contratto,
  2. la rinegoziazione delle condizioni contrattuali.

In quest’ultimo caso, con la clausola di hardship le parti:

a. si impegnano, per il caso in cui una prestazione sia divenuta eccessivamente onerosa, ad avviare in buona fede le trattative per l’adeguamento delle condizioni contrattuali;

b. disciplinano a monte le conseguenze dell’eventuale mancato raggiungimento di un accordo.

Ancora una volta appare chiaro quanti problemi ci risolva lo strumento del contratto, contratto redatto o modificato da un legale, ca va sand dire!

E voi, come state affrontando con i vostri clienti l’aumento generalizzato dei prezzi? Cosa ne pensate dei rimedi illustrati in questo post?

PH @blancorazonwedding&elopment

Ripartenza 3.0

Ebbene si, dopo due anni si riparte e finalmente con all’orizzonte una graduale eliminazione delle restrizioni Covid.

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale ieri ed in vigore da oggi, il DECRETO-LEGGE 24 marzo 2022, n. 24 novellato ” Disposizioni urgenti per il superamento delle misure di contrasto alla diffusione dell’epidemia da COVID-19, in conseguenza della cessazione dello stato di emergenza” contiene appunto la tanto agognata ripartenza.

Ma come riparte il settore del wedding e della ristorazione? Lo vediamo subito.

Premessa, ormai è chiaro lo stato di emergenza ci saluta al 31 marzo 2022. Verrà smantellato il Comitato Tecnico scientifico ed il generale Figliuolo tornerà a vestire la mimetica (speriamo non al fronte ndr).

Per quanto riguarda la coda della campagna vaccinale verrà temporaneamente istituita un’Unità  che si occuperà di completare le vaccinazioni e di adottare altre  misure di contrasto alla pandemia, che opererà fino al 31 dicembre 2022.

Ma veniamo a Noi.

Mascherina: fino al 30 aprile 2022, in sale da ballo, discoteche e locali assimilati, al chiuso, è  fatto obbligo di indossare i dispositivi di protezione delle vie respiratorie, ad eccezione del momento del ballo.

L’articolo 6 ci dice che sarà attuata una graduale eliminazione del Greenpass base. Dal 1° al 30 aprile 2022 sarà richiesto il green pass baseper l’accesso ai seguenti servizi e attività:

a) mense e catering continuativo su base contrattuale;

b) servizi di ristorazione svolti al banco o al tavolo, al chiuso, da qualsiasi esercizio, ad eccezione dei servizi di ristorazione all’interno di alberghi e di altre strutture ricettive riservati esclusivamente ai clienti ivi alloggiati.

Da questa norma deriva quindi che sarà sufficiente il tampone per accedere nelle location per la prova menù, il cosiddetto tasting menù del matrimonio.

Sarà invece ancora obbligatoria l’esibizione del Super Greenpass, dal 1° al 30 aprile 2022, per accedere alle feste, conseguenti e non conseguenti alle cerimonie civili o religiose, nonche’ eventi a queste assimilati che si svolgono al chiuso.

Questo 2022 rappresenterà davvero la fine dell’emergenza Covid? Ci auguriamo davvero sia così e che possa il settore del wedding ed eventi privati spiccare finalmente di nuovo il volo.

Avremo ulteriori aggiornamenti per capire cosa accadrà dal 1°maggio in poi. Se la situazione continuerà a migliorare verosimilmente il 15 giugno decadrà l’ultimo obbligo.

Attendiamo fiduciosi

War & wedding

Avrei voluto scrivere un post con un altro argomento ma è notizia di questi giorni: i destination wedding planner stanno subendo l’annullamento di alcuni matrimoni.

Ci sono figure professionali che addirittura in Italia sono specializzate in matrimoni di cittadini Russi qui da noi, immaginatele dopo due anni di pochissimo lavoro ora a dover subire un’altra volta questa sorte.

Ma sono qui per scrivere di diritto applicato al wedding e da qui il titolo che appare una vera antitesi. Due concetti opposti: amore e odio in contrapposizione ed è di causa di forza maggiore che torniamo a parlare.

Stavamo quasi per archiviare il covid, la più grande causa di forza maggiore che il mondo del wedding abbia dovuto affrontare ed eccone un’altra.

Una volta una mia cliente wedding planner mi riportò una frase che aveva detto il marito leggendo il contratto che le avevo appena consegnato, nello specifico aveva letto il dettaglio delle cause di forza maggiore “Cavolo ma qui manca solo l’arrivo degli alieni!” Ebbene si, ad oggi manca solo quello e non so se iniziare ad inserirlo nei miei contratti.

Tornando a noi, la guerra rientra a pieno titolo tra le cause di forza maggiore, vi ricordo per comodità la definizione “Consiste in un evento di una forza tale al quale non è oggettivamente possibile resistere. Tale evento, per la sua forza intrinseca determina la persona a compiere un atto positivo o negativo in modo necessario ed inevitabile. Alla pari del caso fortuito, rileva quale causa di esonero da responsabilità.” (Brocardi.it)

Ma cosa significa esonero dalla responsabilità? Vuol dire applicando il principio ad esempio ad un contratto di somministrazione di un servizio che il debitore è esonerato dall’adempimento dell’obbligazione.

Per quale motivo i cittadini russi stanno annullando i matrimoni in Italia? Semplicemente perchè visto lo stato degli accadimenti e il recente inserimento dell’Italia nella lista dei paesi ostili alla Russia appunto, rischierebbero la vita nel vero senso della parola e potrebbe anche essere interdetto lo spazio aereo quindi sarebbero impossibilitati a mettere piede in Italia.

Stesso discorso per i cittadini Ucraini e per i cittadini degli stati che ne saranno coinvolti (ovviamente ci auguriamo si fermi tutto presto) ma è doveroso ricordare un pò di elementi.

L’annullamento di un matrimonio oggi per una data futura non può essere ascritto  al 100% ad una causa di forza maggiore e questo perchè l’evento deve ricadervi dentro. Siamo al 13 esimo giorno di guerra ma non sappiamo assolutamente cosa accadrà domani. L’incertezza quindi, come è successo nel caso della pandemia, può generare ansia che a sua volta sta portado i futuri sposi a prendere delle decisioni affrettate.

Da un punto di vista però è il caso di evidenziare come il destion wedding segua delle logiche molto diverse rispetto ad un local wedding: la necessità di prenotare alcuni servizi in largo anticipo accompagnata al work in progress della parte organizzativa che spesso, o quasi sempre, gioca d’anticipo porta planners e clienti a decidere di rinviare.

Il covid ci ha assillati per ben due anni e mi auguro con tutto il cuore che la guerra ci dia presto una tregua definitiva, motivo per cui rinnovo il mio primo consiglio in pandemia: rinviare e mai annullare.

Anche a voi sta capitando questo con i vostri sposi stranieri?

Contattatemi ed insieme capiremo come agire e soprattutto analizzeremo il vostro contratto per verificare che siate blindati al cospetto delle cause di forza maggiore.

 

 

 

Decreto Legge n.52 e Matrimoni

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale da qualche ora ed ha scatenato immediatamente malcontento tra le coppie di futuri sposi che lo attendevano come una manna dal cielo.

Parliamo del Decreto Legge n. 52 del 21 aprile 2021, un provvedimento che prevede la graduale ripartenza delle attività economiche e sociali.

Circolava già la bozza ed era abbastanza chiaro che di matrimoni ed eventi privati non ci fosse nemmeno l’ombra.

Prima di capire i possibili scenari è importante fare una doverosa premessa: nei giorni scorsi alcune wedding planner hanno dichiarato di utilizzare questo momento di stop per capire un po’ le differenze tra i provvedimenti che il Governo (Conte e poi Draghi), ormai da 14 mesi, sta utilizzando per fronteggiare la crisi. Permettetemi quindi in apertura di dedicarmi a questo: gli strumenti del DPCM e del DL, utilizzati spesso alternati.

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri è un provvedimento amministrativo mentre il Decreto Legge è un atto normativo che deve passare dal Parlamento per essere ratificato entro 60 giorni altrimenti perde immediatamente efficacia.

Il DPCM è un atto amministrativo di secondo grado quindi di grado inferiore rispetto al Decreto Legge.

Fatte queste doverose premesse veniamo ad oggi.

Il Governo Draghi aveva già annunciato che sarebbe ricorso molto di più allo strumento del Decreto Legge e non ai DPCM (Conte ne ha addirittura abusato secondo alcuni ndr), per una serie di motivi ma essenzialmente perché il DPCM pone anche dei problemi grossi di incostituzionalità. Non avendo rango di legge primaria di fatto la loro violazione comporta solo una sanzione amministrativa.

Nel Decreto Legge in oggetto sono previste le graduali ripartenze della attività produttive ma non vi è alcun riferimento diretto al wedding e agli eventi privati.

Parlo di riferimento diretto perché al contrario all’art. 1 al comma 1 viene disposto che “fatto salvo quanto diversamente disposto dal presente decreto, dal 1° maggio al 31 luglio 2021, si applicano le misure di cui al provvedimento adottato in data 2 marzo 2021.

Il provvedimento in questione è il DPCM del 2.03.2021 il quale all’art. 16 vietava le feste conseguenti alle cerimonie civili e religiose.

Possiamo quindi affermare che tale divieto richiamato continua la sua validità sino al 31 luglio 2021.

Una questione che sta molto a cuore a tanti futuri sposi e capire se a seguito della cerimonia civile o religiosa, che non sono mai state vietate, si possa in zona almeno gialla recarsi in un ristorante per offrire un pranzo a pochi ospiti.

La risposta ce la offre il nuovo Decreto Legge il quale all’articolo 4 stabilisce che “ Dal 26 aprile 2021, nella zona gialla, sono consentite le attività dei servizi di ristorazione, svolte da qualsiasi esercizio, con consumo al tavolo esclusivamente all’aperto, anche a cena, nel rispetto dei limiti orari agli spostamenti di cui ai provvedimenti adottati in attuazione dell’articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020, nonché da protocolli e linee guida adottati ai sensi dell’articolo 1, comma 14, del decreto-legge n. 33 del 2020. Resta consentita senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti, che siano ivi alloggiati.

  1. Dal 1° giugno 2021, nella zona gialla, le attività dei servizi di ristorazione, svolte da qualsiasi esercizio, sono consentite anche al chiuso, con consumo al tavolo, dalle ore 5:00 fino alle ore 18:00, nel rispetto di protocolli e linee guida adottati ai sensi dell’articoli 1, comma 14, del decreto-legge n. 33 del 2020.”

La circostanza che venga utilizzata l’espressione “svolte da qualsiasi esercizio” fornisce degli scenari:

  1. apre alle location private che dispongano di autorizzazione alla ristorazione;
  2. apre alle location private che invece usufruiscono dei servizi dei catering.

E’ chiaramente una interpretazione plausibile, a patto che vengano rispettate tutte le regole previste per la ristorazione (servizio al tavolo, orari, numero massimo di persone al chiuso, distanze tra commensali.)

Ovviamente questa interpretazione consentirebbe la somministrazione del pranzo o cena ma senza alcun intrattenimento danzante che trasformerebbe immediatamente il tutto in festeggiamento. La ratio del divieto espresso dal Dpcm è quella di evitare i contatti e gli assembramenti.

Sarebbe sicuramente auspicabile chiedere a chi di dovere un chiarimento in merito per comprendere se tale interpretazione possa essere plausibile.

Ormai da 14 mesi rappresenta una costante: ogni volta in cui è stato emanato un provvedimento le prime domande che mi giungono sono quelle riguardanti gli stratagemmi per aggirare i divieti. Argomento che mi sta tanto a cuore quanto quello che mi vede impegnata dall’inizio: fornire la corretta informazione e far comprendere quando si è al cospetto di una fake news o di una notizia distorta.

Purtroppo sono tante le notizie che mi giungono di location in giro per l’Italia che stanno tenendo eventi privati in barba ai divieti, comportamento che sicuramente favorisce i “furbetti del quartiere”, che penalizza gli operatori del wedding ed eventi privati Corretti e osservanti delle norme e dei divieti, che non fa altro che contribuire a creare danni su danni ad un settore immobile da 14 mesi.

Siamo d’accordo che non ci sia una data di ripartenza, siamo d’accordo che a Roma si siano completamente dimenticati di noi ma con l’emanazione di questo provvedimento non tutto è perduto.

Intanto il famoso coprifuoco che tanto sta facendo discutere sarà in vigore sino al 30 maggio con la possibilità di ampliarlo o eliminarlo in base all’andamento della pandemia.

Ma non solo! Ieri sera la Ministra Gelmini durante la trasmissione “Porta a Porta”, (ma anche in alcune interviste Antonio Tajani), ha dichiarato che si continuerà a lavorare per far ripartire anche il settore dimenticato dei matrimoni e che da metà maggio potremmo avere delle novità.

Questo significa che potranno essere apportate delle modifiche al Decreto Legge e che verosimilmente potremo avere delle notizie anche in merito all’approvazione del protocollo relativo.

Chiudo questo post con una considerazione: sono avvocato da più di 10 anni, per arrivare ad esserlo il percorso da intraprendere, che inizia con la laurea in legge, è lungo e tortuoso. Si passa da una tosta pratica forense e da un esame di stato da incubo ed anche una volta in possesso del titolo non si smette mai di studiare.

Nonostante l’esperienza ormai maturata, ogni volta che sono al cospetto di una questione giuridica o di un provvedimento ho bisogno di tempo per studiare il tutto per comprendere al meglio. Perché vi dico questo?

Non è possibile diventare da un giorno all’altro esperti di diritto, cercate quindi sempre di capire la fonte da cui vi arrivano le notizie: ogni professionista deve esprimersi solo quando la questione è afferente alla sua esperienza ed al suo lavoro altrimenti rischia di diffondere contenuti errati che creano in chi li legge solo tanta confusione.

Non è facile comprendere e collegare tutti i rinvii di un provvedimento e soprattutto interpretare richiede delle competenze che scaturiscono da una preparazione ad hoc.

Mi chiedete spesso “Michela sei ottimista? Come vedi il futuro dei matrimoni?”

Ebbene si, continuo ad essere ottimista nonostante tutto perchè credo un settore così importante avrà presto non solo la data di ripartenza ma anche il giusto riconoscimento a livello nazionale.

 

Auspicata ripresa e attesa

C’era tanta attesa per questo nuovo DPCM, complice anche una errata forma di comunicazione qualcuno si era convinto che a marzo avremmo avuto le tanto agognate linee guida per la ripartenza del settore wedding ed eventi.

Così non è stato ma proviamo a capire le motivazioni.

Come ben noto a tutti Federmep e Assoeventi sono in prima linea dall’inizio della pandemia per supportare il settore e per fornire supporti utili per la ripartenza.

Il 24 febbraio Serena Ranieri e Michele Boccardi erano in Commissione al Senato ed hanno consegnato le loro proposte per far ripartire gli eventi in sicurezza.

Come è ben noto questo DPCM è il primo dell’era Draghi e purtroppo mantiene all’art. 16 comma 2 il divieto di festeggiamento

“Sono vietate le feste nei luoghi al chiuso e all’aperto, ivi comprese quelle conseguenti alle cerimonie civili e religiose”.

Quindi questo nuovo Governo che “non doveva far uso di DPCM” ha mantenuto tale divieto dal precedente.

Scusate se faccio un pò di sano sarcasmo ma l’emanazione di questo provvedimento è stata anticipata da cotanti rumors infondati da cui potrei tranquillamente trarre un bel post. Non è escluso io lo faccia (n.d.r!).

Quali sono stati i motivi del mantenimento di questo stop? In primis, così come anticipato dal Ministro Speranza, il mancato calo degli ultimi giorni dei contagi e in particolare la diffusione delle varianti del Covid che stanno attanagliando la penisola. Purtroppo non sono state ravvisate le condizioni affinchè si potessero allargare certe maglie.

In questo DPCM però qualche apertura c’è ed è quella relativa ai cinema, teatri e musei dal 27 marzo in zona gialla, la capienza non potrà superare il 25% di quella massima, fino a 400 spettatori all’aperto e 200 al chiuso per ogni sala.

Tutti i futuri sposi attendevano questo 5 marzo 2021 come si aspetta il Natale ma se da un lato voglio essere ottimista e dirvi che magari a fine mese avremo delle notizie sulla sorte della ripresa, auspicando di leggere nel DPCM del 6 aprile 2021 finalmente le linee guida per il via ai festeggiamenti, da un altro lato credo sia utile per le coppie, che hanno una data di matrimonio in aprile, iniziare a cercare una data alternativa. Questo in virtù del fatto che potrebbe anche esserci la possibilità di festeggiare in aprile ma come è accaduto per la fine della stagione 2020, ci saranno delle limitazioni più stringenti.

In realtà una data di ripresa ci sarebbe ed è il primo maggio così come indicato dal Protocollo presentato in Senato da Assoeventi, questo elemento combinato con riapertura di cui sopra di cinema e teatri credo ci possa rappresentare un presupposto per essere ottimisti.

In sostanza viene richiesto ai futuri sposi di attendere ancora ma spero davvero possano farlo guardando al prossimo futuro con un mood positivo: il mondo del wedding e degli eventi deve riprendere e accadrà, ne sono certa.