Ripartenza 3.0

Ebbene si, dopo due anni si riparte e finalmente con all’orizzonte una graduale eliminazione delle restrizioni Covid.

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale ieri ed in vigore da oggi, il DECRETO-LEGGE 24 marzo 2022, n. 24 novellato ” Disposizioni urgenti per il superamento delle misure di contrasto alla diffusione dell’epidemia da COVID-19, in conseguenza della cessazione dello stato di emergenza” contiene appunto la tanto agognata ripartenza.

Ma come riparte il settore del wedding e della ristorazione? Lo vediamo subito.

Premessa, ormai è chiaro lo stato di emergenza ci saluta al 31 marzo 2022. Verrà smantellato il Comitato Tecnico scientifico ed il generale Figliuolo tornerà a vestire la mimetica (speriamo non al fronte ndr).

Per quanto riguarda la coda della campagna vaccinale verrà temporaneamente istituita un’Unità  che si occuperà di completare le vaccinazioni e di adottare altre  misure di contrasto alla pandemia, che opererà fino al 31 dicembre 2022.

Ma veniamo a Noi.

Mascherina: fino al 30 aprile 2022, in sale da ballo, discoteche e locali assimilati, al chiuso, è  fatto obbligo di indossare i dispositivi di protezione delle vie respiratorie, ad eccezione del momento del ballo.

L’articolo 6 ci dice che sarà attuata una graduale eliminazione del Greenpass base. Dal 1° al 30 aprile 2022 sarà richiesto il green pass baseper l’accesso ai seguenti servizi e attività:

a) mense e catering continuativo su base contrattuale;

b) servizi di ristorazione svolti al banco o al tavolo, al chiuso, da qualsiasi esercizio, ad eccezione dei servizi di ristorazione all’interno di alberghi e di altre strutture ricettive riservati esclusivamente ai clienti ivi alloggiati.

Da questa norma deriva quindi che sarà sufficiente il tampone per accedere nelle location per la prova menù, il cosiddetto tasting menù del matrimonio.

Sarà invece ancora obbligatoria l’esibizione del Super Greenpass, dal 1° al 30 aprile 2022, per accedere alle feste, conseguenti e non conseguenti alle cerimonie civili o religiose, nonche’ eventi a queste assimilati che si svolgono al chiuso.

Questo 2022 rappresenterà davvero la fine dell’emergenza Covid? Ci auguriamo davvero sia così e che possa il settore del wedding ed eventi privati spiccare finalmente di nuovo il volo.

Avremo ulteriori aggiornamenti per capire cosa accadrà dal 1°maggio in poi. Se la situazione continuerà a migliorare verosimilmente il 15 giugno decadrà l’ultimo obbligo.

Attendiamo fiduciosi

War & wedding

Avrei voluto scrivere un post con un altro argomento ma è notizia di questi giorni: i destination wedding planner stanno subendo l’annullamento di alcuni matrimoni.

Ci sono figure professionali che addirittura in Italia sono specializzate in matrimoni di cittadini Russi qui da noi, immaginatele dopo due anni di pochissimo lavoro ora a dover subire un’altra volta questa sorte.

Ma sono qui per scrivere di diritto applicato al wedding e da qui il titolo che appare una vera antitesi. Due concetti opposti: amore e odio in contrapposizione ed è di causa di forza maggiore che torniamo a parlare.

Stavamo quasi per archiviare il covid, la più grande causa di forza maggiore che il mondo del wedding abbia dovuto affrontare ed eccone un’altra.

Una volta una mia cliente wedding planner mi riportò una frase che aveva detto il marito leggendo il contratto che le avevo appena consegnato, nello specifico aveva letto il dettaglio delle cause di forza maggiore “Cavolo ma qui manca solo l’arrivo degli alieni!” Ebbene si, ad oggi manca solo quello e non so se iniziare ad inserirlo nei miei contratti.

Tornando a noi, la guerra rientra a pieno titolo tra le cause di forza maggiore, vi ricordo per comodità la definizione “Consiste in un evento di una forza tale al quale non è oggettivamente possibile resistere. Tale evento, per la sua forza intrinseca determina la persona a compiere un atto positivo o negativo in modo necessario ed inevitabile. Alla pari del caso fortuito, rileva quale causa di esonero da responsabilità.” (Brocardi.it)

Ma cosa significa esonero dalla responsabilità? Vuol dire applicando il principio ad esempio ad un contratto di somministrazione di un servizio che il debitore è esonerato dall’adempimento dell’obbligazione.

Per quale motivo i cittadini russi stanno annullando i matrimoni in Italia? Semplicemente perchè visto lo stato degli accadimenti e il recente inserimento dell’Italia nella lista dei paesi ostili alla Russia appunto, rischierebbero la vita nel vero senso della parola e potrebbe anche essere interdetto lo spazio aereo quindi sarebbero impossibilitati a mettere piede in Italia.

Stesso discorso per i cittadini Ucraini e per i cittadini degli stati che ne saranno coinvolti (ovviamente ci auguriamo si fermi tutto presto) ma è doveroso ricordare un pò di elementi.

L’annullamento di un matrimonio oggi per una data futura non può essere ascritto  al 100% ad una causa di forza maggiore e questo perchè l’evento deve ricadervi dentro. Siamo al 13 esimo giorno di guerra ma non sappiamo assolutamente cosa accadrà domani. L’incertezza quindi, come è successo nel caso della pandemia, può generare ansia che a sua volta sta portado i futuri sposi a prendere delle decisioni affrettate.

Da un punto di vista però è il caso di evidenziare come il destion wedding segua delle logiche molto diverse rispetto ad un local wedding: la necessità di prenotare alcuni servizi in largo anticipo accompagnata al work in progress della parte organizzativa che spesso, o quasi sempre, gioca d’anticipo porta planners e clienti a decidere di rinviare.

Il covid ci ha assillati per ben due anni e mi auguro con tutto il cuore che la guerra ci dia presto una tregua definitiva, motivo per cui rinnovo il mio primo consiglio in pandemia: rinviare e mai annullare.

Anche a voi sta capitando questo con i vostri sposi stranieri?

Contattatemi ed insieme capiremo come agire e soprattutto analizzeremo il vostro contratto per verificare che siate blindati al cospetto delle cause di forza maggiore.

 

 

 

Decreto Legge n.52 e Matrimoni

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale da qualche ora ed ha scatenato immediatamente malcontento tra le coppie di futuri sposi che lo attendevano come una manna dal cielo.

Parliamo del Decreto Legge n. 52 del 21 aprile 2021, un provvedimento che prevede la graduale ripartenza delle attività economiche e sociali.

Circolava già la bozza ed era abbastanza chiaro che di matrimoni ed eventi privati non ci fosse nemmeno l’ombra.

Prima di capire i possibili scenari è importante fare una doverosa premessa: nei giorni scorsi alcune wedding planner hanno dichiarato di utilizzare questo momento di stop per capire un po’ le differenze tra i provvedimenti che il Governo (Conte e poi Draghi), ormai da 14 mesi, sta utilizzando per fronteggiare la crisi. Permettetemi quindi in apertura di dedicarmi a questo: gli strumenti del DPCM e del DL, utilizzati spesso alternati.

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri è un provvedimento amministrativo mentre il Decreto Legge è un atto normativo che deve passare dal Parlamento per essere ratificato entro 60 giorni altrimenti perde immediatamente efficacia.

Il DPCM è un atto amministrativo di secondo grado quindi di grado inferiore rispetto al Decreto Legge.

Fatte queste doverose premesse veniamo ad oggi.

Il Governo Draghi aveva già annunciato che sarebbe ricorso molto di più allo strumento del Decreto Legge e non ai DPCM (Conte ne ha addirittura abusato secondo alcuni ndr), per una serie di motivi ma essenzialmente perché il DPCM pone anche dei problemi grossi di incostituzionalità. Non avendo rango di legge primaria di fatto la loro violazione comporta solo una sanzione amministrativa.

Nel Decreto Legge in oggetto sono previste le graduali ripartenze della attività produttive ma non vi è alcun riferimento diretto al wedding e agli eventi privati.

Parlo di riferimento diretto perché al contrario all’art. 1 al comma 1 viene disposto che “fatto salvo quanto diversamente disposto dal presente decreto, dal 1° maggio al 31 luglio 2021, si applicano le misure di cui al provvedimento adottato in data 2 marzo 2021.

Il provvedimento in questione è il DPCM del 2.03.2021 il quale all’art. 16 vietava le feste conseguenti alle cerimonie civili e religiose.

Possiamo quindi affermare che tale divieto richiamato continua la sua validità sino al 31 luglio 2021.

Una questione che sta molto a cuore a tanti futuri sposi e capire se a seguito della cerimonia civile o religiosa, che non sono mai state vietate, si possa in zona almeno gialla recarsi in un ristorante per offrire un pranzo a pochi ospiti.

La risposta ce la offre il nuovo Decreto Legge il quale all’articolo 4 stabilisce che “ Dal 26 aprile 2021, nella zona gialla, sono consentite le attività dei servizi di ristorazione, svolte da qualsiasi esercizio, con consumo al tavolo esclusivamente all’aperto, anche a cena, nel rispetto dei limiti orari agli spostamenti di cui ai provvedimenti adottati in attuazione dell’articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020, nonché da protocolli e linee guida adottati ai sensi dell’articolo 1, comma 14, del decreto-legge n. 33 del 2020. Resta consentita senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti, che siano ivi alloggiati.

  1. Dal 1° giugno 2021, nella zona gialla, le attività dei servizi di ristorazione, svolte da qualsiasi esercizio, sono consentite anche al chiuso, con consumo al tavolo, dalle ore 5:00 fino alle ore 18:00, nel rispetto di protocolli e linee guida adottati ai sensi dell’articoli 1, comma 14, del decreto-legge n. 33 del 2020.”

La circostanza che venga utilizzata l’espressione “svolte da qualsiasi esercizio” fornisce degli scenari:

  1. apre alle location private che dispongano di autorizzazione alla ristorazione;
  2. apre alle location private che invece usufruiscono dei servizi dei catering.

E’ chiaramente una interpretazione plausibile, a patto che vengano rispettate tutte le regole previste per la ristorazione (servizio al tavolo, orari, numero massimo di persone al chiuso, distanze tra commensali.)

Ovviamente questa interpretazione consentirebbe la somministrazione del pranzo o cena ma senza alcun intrattenimento danzante che trasformerebbe immediatamente il tutto in festeggiamento. La ratio del divieto espresso dal Dpcm è quella di evitare i contatti e gli assembramenti.

Sarebbe sicuramente auspicabile chiedere a chi di dovere un chiarimento in merito per comprendere se tale interpretazione possa essere plausibile.

Ormai da 14 mesi rappresenta una costante: ogni volta in cui è stato emanato un provvedimento le prime domande che mi giungono sono quelle riguardanti gli stratagemmi per aggirare i divieti. Argomento che mi sta tanto a cuore quanto quello che mi vede impegnata dall’inizio: fornire la corretta informazione e far comprendere quando si è al cospetto di una fake news o di una notizia distorta.

Purtroppo sono tante le notizie che mi giungono di location in giro per l’Italia che stanno tenendo eventi privati in barba ai divieti, comportamento che sicuramente favorisce i “furbetti del quartiere”, che penalizza gli operatori del wedding ed eventi privati Corretti e osservanti delle norme e dei divieti, che non fa altro che contribuire a creare danni su danni ad un settore immobile da 14 mesi.

Siamo d’accordo che non ci sia una data di ripartenza, siamo d’accordo che a Roma si siano completamente dimenticati di noi ma con l’emanazione di questo provvedimento non tutto è perduto.

Intanto il famoso coprifuoco che tanto sta facendo discutere sarà in vigore sino al 30 maggio con la possibilità di ampliarlo o eliminarlo in base all’andamento della pandemia.

Ma non solo! Ieri sera la Ministra Gelmini durante la trasmissione “Porta a Porta”, (ma anche in alcune interviste Antonio Tajani), ha dichiarato che si continuerà a lavorare per far ripartire anche il settore dimenticato dei matrimoni e che da metà maggio potremmo avere delle novità.

Questo significa che potranno essere apportate delle modifiche al Decreto Legge e che verosimilmente potremo avere delle notizie anche in merito all’approvazione del protocollo relativo.

Chiudo questo post con una considerazione: sono avvocato da più di 10 anni, per arrivare ad esserlo il percorso da intraprendere, che inizia con la laurea in legge, è lungo e tortuoso. Si passa da una tosta pratica forense e da un esame di stato da incubo ed anche una volta in possesso del titolo non si smette mai di studiare.

Nonostante l’esperienza ormai maturata, ogni volta che sono al cospetto di una questione giuridica o di un provvedimento ho bisogno di tempo per studiare il tutto per comprendere al meglio. Perché vi dico questo?

Non è possibile diventare da un giorno all’altro esperti di diritto, cercate quindi sempre di capire la fonte da cui vi arrivano le notizie: ogni professionista deve esprimersi solo quando la questione è afferente alla sua esperienza ed al suo lavoro altrimenti rischia di diffondere contenuti errati che creano in chi li legge solo tanta confusione.

Non è facile comprendere e collegare tutti i rinvii di un provvedimento e soprattutto interpretare richiede delle competenze che scaturiscono da una preparazione ad hoc.

Mi chiedete spesso “Michela sei ottimista? Come vedi il futuro dei matrimoni?”

Ebbene si, continuo ad essere ottimista nonostante tutto perchè credo un settore così importante avrà presto non solo la data di ripartenza ma anche il giusto riconoscimento a livello nazionale.

 

Auspicata ripresa e attesa

C’era tanta attesa per questo nuovo DPCM, complice anche una errata forma di comunicazione qualcuno si era convinto che a marzo avremmo avuto le tanto agognate linee guida per la ripartenza del settore wedding ed eventi.

Così non è stato ma proviamo a capire le motivazioni.

Come ben noto a tutti Federmep e Assoeventi sono in prima linea dall’inizio della pandemia per supportare il settore e per fornire supporti utili per la ripartenza.

Il 24 febbraio Serena Ranieri e Michele Boccardi erano in Commissione al Senato ed hanno consegnato le loro proposte per far ripartire gli eventi in sicurezza.

Come è ben noto questo DPCM è il primo dell’era Draghi e purtroppo mantiene all’art. 16 comma 2 il divieto di festeggiamento

“Sono vietate le feste nei luoghi al chiuso e all’aperto, ivi comprese quelle conseguenti alle cerimonie civili e religiose”.

Quindi questo nuovo Governo che “non doveva far uso di DPCM” ha mantenuto tale divieto dal precedente.

Scusate se faccio un pò di sano sarcasmo ma l’emanazione di questo provvedimento è stata anticipata da cotanti rumors infondati da cui potrei tranquillamente trarre un bel post. Non è escluso io lo faccia (n.d.r!).

Quali sono stati i motivi del mantenimento di questo stop? In primis, così come anticipato dal Ministro Speranza, il mancato calo degli ultimi giorni dei contagi e in particolare la diffusione delle varianti del Covid che stanno attanagliando la penisola. Purtroppo non sono state ravvisate le condizioni affinchè si potessero allargare certe maglie.

In questo DPCM però qualche apertura c’è ed è quella relativa ai cinema, teatri e musei dal 27 marzo in zona gialla, la capienza non potrà superare il 25% di quella massima, fino a 400 spettatori all’aperto e 200 al chiuso per ogni sala.

Tutti i futuri sposi attendevano questo 5 marzo 2021 come si aspetta il Natale ma se da un lato voglio essere ottimista e dirvi che magari a fine mese avremo delle notizie sulla sorte della ripresa, auspicando di leggere nel DPCM del 6 aprile 2021 finalmente le linee guida per il via ai festeggiamenti, da un altro lato credo sia utile per le coppie, che hanno una data di matrimonio in aprile, iniziare a cercare una data alternativa. Questo in virtù del fatto che potrebbe anche esserci la possibilità di festeggiare in aprile ma come è accaduto per la fine della stagione 2020, ci saranno delle limitazioni più stringenti.

In realtà una data di ripresa ci sarebbe ed è il primo maggio così come indicato dal Protocollo presentato in Senato da Assoeventi, questo elemento combinato con riapertura di cui sopra di cinema e teatri credo ci possa rappresentare un presupposto per essere ottimisti.

In sostanza viene richiesto ai futuri sposi di attendere ancora ma spero davvero possano farlo guardando al prossimo futuro con un mood positivo: il mondo del wedding e degli eventi deve riprendere e accadrà, ne sono certa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tampone e protocollo ripartenza wedding ed eventi

Voglio iniziare questo nuovo post del blog ribadendo un monito che ormai vado ripetendo come un mantra da più di un anno: ogni qualvolta ascoltate o leggete un contenuto sui social verificate le fonti. Dovete farlo sempre anche dopo aver letto o ascoltato me! Nessuno eslcuso! Condividere dei contenuti informativi così importanti senza accertarsi che corrispondano al vero non è una cosa positiva ma diventa un boomerang.

Ormai è diventata virale la diretta che il Presidente di Assoeventi, Michele Boccardi ha tenuto su Facebook. La trovate qui https://www.facebook.com/AssoeventiConfindustria/videos/3701795659906334.

Ieri ho letto di tutto e voglio partire specificando che Boccardi non è il Presidente di Confindustria (magari un giorno lo sarà ndr) come da alcuni maldestramente indicato ieri, ma di Assoeventi che ad ogni modo è l’associazione nazionale delle imprese che operano nel settore degli eventi ed è socio effettivo di Confindustria.

Assodato questo veniamo al punto, nella sua ora di diretta che potrete trovare qui ha messo in chiaro diversi punti di cui vi offro una sintesi.

– Questione Tampone

Ha iniziato parlando dell’ormai annosa questione dei tamponi chiarendo che ad oggi l’ipotesi è una mera idea, una delle tante per far ripartire il settore.

In queste settimane il tema impazza tra le spose, procurando dibattiti e fiumi di parole. Scatenando diversi gruppi di future spose che sono scese in campo con il coltello in mezzo ai denti.

Ha anche precisato che anche secondo la politica di Alitalia e Costa Crociere la questione tampone è un’opzione non è un obbligo ergo ad oggi non esiste nessuna disposizione o legge che imponga nulla.

Boccardi ha precisato però che potrebbe essere data la possibilità di scelta agli sposi: nel momento in cui dovessero decidere di sottoporre tutti gli ospiti ai tamponi potrebbero ottenere meno restrizioni.

Infine ha dato un’informazione molto importante: il costo del tampone sarebbe sostenuto dal Ministero dell’economia, quindi la questione dell’accollo dei costi verrebbe nel caso risolta così.

  • Questione nuovo protocollo ripartenza

Assoeventi e Federmep sono a lavoro ormai da ottobre per la redazione del nuovo protocollo. Ma consentitemi un passo indietro e permettetemi un po’ di sano campanilismo: la Puglia scorsa stagione è stata una delle regioni più virtuose, ha disposto un tavolo tecnico e partorito un protocollo entrato in vigore il 15 giugno 2020 (modificato a settembre 2020) che è stato poi anche recepito dalla Conferenza delle Regioni.

E’ proprio di questi giorni la notizia che in Puglia è stato avviato un laboratorio che prendendo le mosse da questo protocollo 2020 darà la luce al nuovo che sarà presentato a breve al Ministro della Sanità.

Boccardi ha risposto alle tante domande delle spose ma anche dei tanti fornitori collegati ed ha manifestato la sua convinzione che i matrimoni di aprile e maggio potranno essere festeggiati. Dubbio per quelli di marzo. Per i matrimoni della ripartenza della stagione dovranno essere ovviamente previste misure più restrittive che via via verranno allentate se la curva del contagio continuerà la sua discesa, la campagna vaccinale proseguirà e con l’avvento delle temperature più miti.

In assoluta sintesi la proposta del nuovo protocollo quindi prenderà le mosse da quello 2020 che verrà modificato ed aggiornato.

 

  • Questione limite numero invitati

Altra questione annosa che ripeto da mesi ma che ora ribadita da un ex Senatore forse convincerà i più scettici che avevo ragione: il limite dei 30 ospiti è stato abrogato, non esiste più. Sino al 5 marzo abbiamo il divieto di festeggiamento e l’unico criterio ancora in piedi è quello del distanziamento. Ogni location avrà un limite in base alla capienza.

 

  • Questione coprifuoco

Il coprifuoco fino alle 22 è in vigore fino al 5 marzo e presumibilmente decadrà con il decadere del DPCM stesso. Anche in questa occasione ve lo ribadisco: se il DPCM non viene convertito in legge entro 60 giorni dalla sua emanazione perde efficacia e con esso tutte le disposizioni in esso contenute.

 

In conclusione non ci resta che attendere in primis la fiducia al nuovo Governo e con essa l’avvio dei lavori e poi il nuovo DPCM che come ha ribadito Boccardi potrebbe già contenere le linee guida per la ripresa della stagione degli eventi.

Linee guida che ovviamente riguardando i matrimoni comprenderanno anche gli eventi più piccoli: battesimi, cresime, comunioni e party.

Un segnale di speranza da oltreoceano

I ristoranti di New York City possono riprendere a mangiare al coperto dal 14 febbraio, mentre i ricevimenti di nozze fino a 150 persone saranno ammessi in tutto lo stato il mese prossimo, secondo Andrew Cuomo.

Il governatore democratico ha anche annunciato un piano Venerdì per consentire ricevimenti di nozze a partire dal 15 marzo a condizione che seguano alcune regole e restrizioni, limitandoli a non più di 150 ospiti e che tutti i partecipanti devono essere testati per il virus prima dell’evento.” https://eu.lohud.com/story/news/2021/01/29/new-york-city-indoor-dining-can-resume-cuomo-says/4308237001/

Ebbene si, oltreoceano dove la situazione relativa all’emergenza COVID 19 è assolutamente peggiore della nostra in Italia, si parla di ripresa del settore del wedding.

I tempi della ripresa in USA coinciderebbero anche con la pubblicazione del nuovo DPCM in Italia previsto i primi giorni di marzo.

Parto da questa notizia oggi per offrirvi un’altra “botta” del mio ottimismo.

Continuo a ricevere messaggi di preoccupazione e richieste di consiglio da parte sia di futuri sposi sia di fornitori della filiera del wedding. La paura ultimamente riguarda l’eventuale riduzione del numero degli ospiti ed aleggia ancora lo spettro del famoso limite a 30 invitati disposto dal DPCM di ottobre 2020. In merito a questa limitazione sono già intervenuta per ribadire che questo limite è di fatto “morto” insieme al provvedimento stesso che se non viene convertito in legge decade trascinando con sé tutte le disposizioni.

Non nego che potrebbe essere previsto un numero di ospiti massimo, come ha fatto il Governatore di New York, ma è tutto da vedere. Scorsa estate tra le limitazioni non abbiamo avuto un numero massimo di ospiti, è stato previsto ad ottobre sulla scia della fine dei matrimoni. Questo intervento del Governo fu deciso nell’ottica di non dare uno stop immediato ma di mettere un limite agli ultimi matrimoni della stagione che non potevano essere festeggiati all’aperto.

Facciamo un passo indietro: nella scorsa stagione dei matrimoni abbiamo avuto regioni che hanno emanato delle linee guida ma la maggior parte di loro si è riportata a quelle della Conferenza delle Regioni. Tra queste linee guida, più volte sottoposte a modifiche, non c’è mai stato un limite di ospiti se non quello relativo alla capienza delle sale interne rapportato alle distanze che dovevano essere rispettate tra commensali e tra tavoli. Negli spazi aperti, per ovvi motivi, non vi erano limiti di capienza: le limitazioni erano meno restrittive.

Quindi a mio parere sarà più verosimile avere una limitazione come lo scorso anno.

Un elemento che sta facendo tanto discutere è anche quello della possibilità di sottoporre gli ospiti al tampone, anche Cuomo ha paventato tale ipotesi ma per il momento, a parte qualche proposta, non abbiamo nulla di ufficiale. Attendiamo un mese e presto sapremo cosa accadrà, io continuo ad essere ottimista e inizio a vedere la luce infondo al tunnel.

Se la ripresa degli eventi si paventa in un Paese che versa in condizioni peggiori del nostro, per quale motivo non dobbiamo auspicare la ripresa da noi?

Marzo non è poi così lontano.

 

Wedding planner e fornitori: il contratto.

Abbiamo analizzato nei post precedenti il contratto che il wedding planner sottoscrive con gli sposi. Come promesso e annunciato oggi parleremo del contratto tra wedding planner e fornitori.

Innanzi tutto per quale motivo è raccomandabile per un organizzatore di eventi e matrimoni mettere nero su bianco le condizioni anche con i fornitori?

Il motivo fondamentale è rappresentato dall’esigenza di trasparenza: disciplinare e regolamentare il rapporto professionale è alla base di un rapporto proficuo.

Ma cosa deve contenere nello specifico? Vi svelerò 3 chicche.

Innanzi tutto, a mio avviso, in un contratto di questo tipo va indicata la modalità di ricezione della famosa “fee” che nel caso il fornitore riconosce al planner per avergli “passato l’evento”: Modalità e tempistica di erogazione nello specifico.

Un secondo elemento molto importante è stabilire con i fornitori alcune regole fondamentali per la condivisione del materiale sui social.

Accade spesso che, durante un evento oppure a posteriori, i vari fornitori impegnati, condividano il materiale reperito impropriamente. Comportamento che crea spesso delle acredini e rischia di rovinare i rapporti. Stabilire prima che tutto abbia inizio, ad esempio, che dovranno essere pubblicate solo le foto ufficiali corredate dalle menzioni di tutti i fornitori che hanno fatto parte della squadra metterà nelle condizioni tutti di comportarsi secondo patti scritti.

Un terzo elemento vitale rappresenta l’inserimento della clausola avente ad oggetto il patto di riservatezza: questo consente di tutelare la paternità del progetto che, inevitabilmente, dal designer dovrà passare agli altri fornitori per la realizzazione. Le parti si obbligheranno quindi a non diffondere in nessun caso i dettagli ed i particolari dell’evento “messo su carta”.

Ancora una volta credo appaia chiaro quanto un contratto che contenga gli elementi essenziali e specifici del settore possa rendere il lavoro molto più scorrevole e senza intoppi.

Conoscere dall’inizio le condizioni permetterà a tutti di conoscere il modus operandi e di conseguenza avendo sottoscritto un accordo nessuna delle parti potrà dire “non ne ero al corrente”.

Sono fermamente convinta che alla base di rapporti di lavoro sereni e continuativi nel tempo debba esserci uno strumento che consenta di partire nel migliore dei modi.

Vi ho svelato 3 elementi essenziali che spero possano rappresentare uno spunto. Ricordo sempre però che il contratto deve essere redatto da un professionista specializzato, non esiste un modello o un fac simile ma ogni volta che scaricate da Google un modello e lo utilizzate un avvocato ha un mancamento.

Come sempre resto a disposizione per ulteriori chiarimenti e se il post vi è stato utile mi piacerebbe ricevere i vostri feedback.

Il contratto tra Wedding Planner e Sposi

Come preannunciato oggi mi occuperò del contratto che ogni wedding planner dovrebbe stipulare con i futuri sposi.

Vi regalerò 5 elementi, a mio avviso fondamentali, di modo che possiate analizzare i vostri e capire in cosa eventualmente andrebbero migliorati.

Prima di iniziare una raccomandazione: non apportate le modifiche in modalità “fai da te”, la materia è sin troppo piena di insidie e vi assicuro che ogni volta che ci troviamo al cospetto di un contratto da modificare o da redigere ex novo anche noi avvocati studiamo.

La figura del wedding planner, come ben sappiamo, non è riconosciuta in Italia e questo complica le cose: per le professioni riconosciute sono previsti dei modelli contrattuali con clausole frutto anche della contrattazione collettiva dei vari sindacati, per questa figura professionale non esiste ovviamente nulla.

Questo ha comportato che, quando sei anni fa ho iniziato la mia specializzazione in materia “wedding”, mi sono ritrovata a dover costruire una figura contrattuale dal nulla.

Ma veniamo a noi, quali sono le clausole fondamentali per ottenere la redazione di un contratto assolutamente funzionale e che possa tutelare in primis il professionista ed in seconda battuta anche gli Sposi?

Oggi vi svelo 5 chicche!

La prima clausola “vitale” di un contratto che si rispetti è quella che riguarda l’oggetto del contratto: deve essere chiaro ai futuri sposi in cosa consiste il lavoro che il wedding planner andrà a svolgere. I servizi devono essere specificati e più l’elenco è dettagliato meglio è. Tutto questo soprattutto per una ragione: anche la futura sposa più preparata che si rivolge all’organizzatore del matrimonio non ha le idee chiare al 100%. Questo rappresenta una conseguenza anche del non ancora avvenuto riconoscimento della professione o spesso della comunicazione sui social che non è sempre chiarificatrice.

La seconda clausola fondamentale è quella che dettaglia tempi e modi dello svolgimento delle attività: i Clienti devono avere chiaro l’avanzamento dei lavori nel tempo e le conseguenti operazioni che saranno svolte dal professionista. Questa clausola “salvavita” vi verrà incontro anche in un’altra situazione che vedremo dopo.

Altra clausola che non può mancare nel vostro contratto è quella che contempla le modalità di pagamento, il compenso del wedding planner per ovvi motivi andrebbe suddiviso nel tempo (nulla vi vieta di farvi pagare tutto in anticipo, ovviamente dovrete essere tutti d’accordo): una caparra confirmatoria e successivi acconti. Alla sottoscrizione del contratto deve fare seguito immediatamente il versamento della caparra confirmatoria, questo permette da un lato all’accordo di perfezionarsi dall’altro in caso di problemi essa rappresenterà un anticipo dell’eventuale risarcimento del danno. Non sottoscrivete mai un contratto con la coppia senza farvi versare la caparra!!!

Quarto aspetto fondamentale è la questione del recesso, ciascuna delle parti può vedersi attribuito il diritto di recedere (venir meno all’accordo) e la cosa fondamentale è che esso deve essere scadenzato: devono essere previsti dei termini regolati in base al momento in cui si aziona tale diritto con conseguente previsione di una penale. Ed è quì che vi viene incontro il punto numero 2: se ad esempio la coppia decide di venir meno all’accordo la penale può essere tranquillamente calcolata in base al lavoro svolto secondo il calendario di avanzamento dei lavori. In sostanza la coppia andrà a rifondere al professionista il compenso relativo al lavoro già svolto.

Con alcune mie clienti wedding planner, che hanno voluto mettersi in gioco ancora più nel profondo, abbiamo elaborato un allegato al contratto che ha rappresentato davvero “il fiore all’occhiello”del lavoro finito.

L’ultimo elemento che voglio regalarvi riguarda una espressione che avete imparato a conoscere grazie al Covid: la clausola della forza maggiore. Mi è capitato più volte di dirvi che nel nostro ordinamento giuridico non esiste una esatta definizione di Forza Maggiore ed è per tale motivi che nei vostri contratti la clausola che la rappresenta deve essere ben specificata e dettagliata per permere alle parti di affrontare al meglio la situazione nel caso si presenti un problema legato a questo aspetto.

Esistono davvero tantissimi altri aspetti da approfondire, come già detto la redazione di un contratto comporta un lavoro certosino ed approfondito ma non solo! Il contratto deve essere personalizzato e costruito tenendo conto del modus operandi del professionista ed è questo il motivo per cui, come funziona per le diete, il contratto è sempre consigliabile non scambiarvelo con la collega pensando di fare i furbi: questo è un errore che a posteriori può risultare fatale.

Vuoi inviarmi il tuo contratto per capire se può essere migliorato? Una bella revisione può solo che fargli bene.

Scrivetemi pure un’e mail info@michelatombolini.it